RINGRAZIERò DIO perché SONO COSì TROPPO POKO INTELLIGENTE.
NON SO QUELLO CHE VOGLIO MA RIUSCIRò AD AVERLO.
LA REALTà è UN’INTERFERENZA TRA L’IMMAGINARIO E IL SIMBOLICO…
La testa mi scoppia.
Ti capita mai?
Bum bum bum. La sigaretta si consuma piano piano come il tempo della vita.
Salute e malattia. Luce ed ombra. Yin e Yang. Sole e nubi.
La creatività è un atto di ribellione nei confronti delle convenzioni, è superarle. E’ un atto di lealtà e rispetto verso la nostra coscienza. E’ la dimostrazione della condizione di libertà della nostra mente.
La fronte mi scoppia. Pulsa. Mi capita se cerco di pensare. E’ come se avessi un cuneo conficcato proprio nel centro della fronte. Toglietemelo.
Ognuno vede o nota ciò che vuole vedere o notare. Tutto il resto è indifferente. Il mondo non è uno. Ma molti preferirebbero che noi lo vedessimo tale. Che noi vedessimo quel mondo che loro ci impongono di vedere, non uno diverso ne più né meno, non molteplici mondi, né ognuno il suo. Eppure non è possibile perché ognuno di noi è diverso, possiede geni differenti, fenotipi differenti, esperienze differenti, differenti sinapsi. Ma ci fanno credere che siamo in torto se non vediamo il loro mondo. Ci convincono che non esistono altri mondi e se proviamo a vedere la realtà in modo diverso da quello suggerito da loro ci dicono che la verità è una e ci stiamo sbagliando. Non vogliono che si utilizzi il pensiero laterale. Abbiamo preso un granchio, dobbiamo tornare indietro. Ma i pazzi insistono, i pazzi e i geni. E provano a vedere le cose da altri punti di vista, i loro, secondo le loro percezioni.
Basta per carità, non voglio più sentire il dolore di mille spilli conficcati nel cranio.
I geni sono solo pazzi che sono riusciti a dimostrare che la loro visione del mondo poteva essere accettata ed era migliore di quella corrente fino al momento precedente. Voglio entrare a far parte della categoria di chi cammina fuori dal seminato e usare la mia percezione del mondo per capirlo e sondarlo, non quella corrente già definita per me da chissa chì o plasmata da qualche politico per soggiogarmi al suo volere.
Quando scegli la schiavitù sei già morto. Qualunque scelta che porta a svendersi si rivela sempre perdente. Sembra la via più saggia a volte, la salvezza. Porta vantaggi immediati. Ma è l’inizio della fine. Lentamente inizia il logorio. I vantaggi si rivelano pesanti da sopportare rispetto alle umiliazioni da sostenere. Ho detto NO. E piano piano sono diventata più forte. La nostra energia piano piano viene assorbita da chi ci ha comprato. Piano piano viene addomesticata la nostra dignità, in un vortice di degrado. Piano piano permettiamo tutto, tutto concediamo, ci sembra normale. La schiavitù del denaro, la schiavitù dalle medicine, la schiavitù di idee preconcette, luoghi comuni e pregiudizi, la schiavitù della colpa diventano demoni sempre più difficili da affrontare e tenere a bada e piano piano li assecondiamo sempre di più. Lo specchio diventa un nemico perché il riflettersi ci rende inermi. Mostra le nostre ansie e come ci divorano alla nostra coscienza e tutto ciò è troppo da sopportare per noi, perché ci provoca troppa sofferenza.
Il dolore è lancinante e pulsa. Sono stanca ma lotto ancora.
Non è solo l’umiliazione, tu dipendi da un’altra persona , da un altro essere a quel punto. Ti ha comprata e quindi sei di sua proprietà. Se cade lui cadi anche tu. Se lui vince tu ottieni solo qualche vantaggio. Non è un buon contratto mai la schiavitù. Eppure ogni giorno milioni di esseri ne firmano uno, senza rendersene conto, spontaneamente.
Voglio aprire l’occhio il terzo occhio. Sta nel centro della fronte., proprio li dove il dolore non mi da tregua. Questo è il rovescio della medaglia. Il prezzo da pagare per vedere. Lo sforzo per capire ed avere un briciolo in più di conoscenza. Forse non ne vale la pena. Forse dovrei vivere anche io anestetizzata…
Ecco sta passando va meglio. Ora sono veramente libera e tutto il resto è alle spalle. Non ho temuto quel dolore e l’ho superato, non mi sono arresa. Il premio è un’intuizione ed io sopravviverò. Quest’intuizione è mia, non ho nessun padrone, non devo cederla. Posso semmai decidere di regalarla ad altri come me, che la arricchiranno e me la faranno tornare indietro più forte dopo averne tratto beneficio loro stessi.
Sony
E’ in Commissione Giustizia del Senato e stà per essere votato il nuovo DDL 1611 Alfano sulle intercettazioni,già approvato alla Camera nel 2009, che, con la scusa di tutelare l’Art15 della Costituzione sulla privacy, mette in realtà il bavaglio alla stampa e cancella il nostro diritto di cittadini ad esser informati.
Stefano Rodotà manda un appello in cui mostra le conseguenze di questo decreto e indica le alternative possibili.
Anche i blogger rischiano con questo decreto di esser denunciati e di dover pagare multe salatissime che obbligherebbero alla chiusura delle pagine. Hanno quindi aderito alla raccolta firme aprendo una pagina su FB
LEGGI, INFORMATI E FIRMA LA PETIZIONE!
DIFENDIAMO E MIGLIORIAMO LA LIBERTà D’ESPRESSIONE SENZA CENSURE!
L’APPELLO DI STEFANO RODOTA’
http://www.articolo21.org/1108/notizia/intercettazioni-rodota-e-una.html
LA PETIZIONE
http://www.articolo21.org/41/appello/lappello-la-liberta-e-partecipazione-informata.html
LA PAGINA CON LA MAIL DI PROTESTA DEI BLOGGER SU FB
http://www.facebook.com/pages/Liberta-e-partecipazione/119377854750382?ref=ts
AGGIORNAMENTI
http://www.guidoscorza.it/?p=1801
http://www.repubblica.it/rubriche/la-legge-bavaglio/2010/05/11/news/15mila_firme_il_web_si_mobilita_al_senato_l_esame_del_decreto-3976886/
IL DLL ALFANO IN QUESTIONE
http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00424336.pdf
Il comma 28, quello che impone l’obbligo di rettifica a tutti i gestori dei “siti informatici” è sempre al suo posto e minaccia, come ormai si è detto decine di volte, di determinare la chiusura della Rete per rettifica.
Quel che sta accadendo in Italia è qualcosa che riguarda il mondo intero. Si sta scrivendo una legge che impedisce il lavoro d’indagine, che favorisce le mafie, che imbavaglia la stampa. Lasciare la libertà di parola e limitare gli strumenti di lotta al crimine otterrebbe alla fine lo stesso risultato: silenzio. E’ una legge che mette in pericolo il Paese che ci è stato consegnato da chi ci ha preceduto a prezzo di enormi sacrifici. Abbiamo il dovere di conservarlo per chi verrà dopo di noi, il dovere di disobbedire. Fate pure la vostra legge: NOI DISOBBEDIREMO.
E’ flamenco gitano, un brivido forte, gente del sud di terra Andalusa, di
lunghi coltelli, di sangue e passione, baci indelebili lasciati ammuffire, su
femmina bella che si nega e s’apprezza.
E’ flamenco gitano, muscoli duri, è rete di calza, dove s’impigliano i pesci ,
è questo ventre che ruota che spinge che tenta, che nessuno finora è riuscito a
zittire.
E’ flamenco gitano, è musica sporca, che ti intossica il sangue e ti massacra
le vene, ti gonfia le labbra come amante di notte, che vale per quanto t’ha
fatto godere.
E’ odore di menta, tabacco tra i denti, è un uomo coi baffi che tocca, che
palpa, è un biglietto da mille infilato tra i seni, che spunta dal ricamo e ti
rende diversa.
La musica insiste e s’avvicendano maschi, sessi duri sopra la stoffa, è
flamenco gitano che s’infila voluttuoso, e lacera e squarcia l’ultimo pizzo.
Ballo e giro, calpesto il soffitto, continuo a girare come se da lontano, il
suono che sento si replicasse in un’eco, tra muri di specchi e rossi damaschi,
zaffate di fiati che mi fanno selvaggia.
E’ flamenco gitano, è musica sporca, è sangue che scorre lungo la strada, come
rigurgiti risucchiati da fogne, come urla di cuore, castigo e vendetta.
Sono seni abbondanti che sanno di madre, che turbano gli uomini e li fanno
assassini, se per caso l’immaginano liberi al vento, ciucciati da altri per non
farli appassire.
Ballo ballo e muovo le gambe, sono preda e rifiuto, bottino di guerra, terra
bruciata e fili di fumo nel vuoto mai colmo dove amanti di notte, s’illudono d’
avermi riempito anche il cuore.
Adamo Bencivenga
PER APPROFONDIRE…
Devo stare qui a respirare incenso quando potrei nuotare tra gli oceani di carbonio liquido e diamanti galleggianti come iceberg su Urano e Nettuno. Vogliono fare di me un Narciso quando potrei seguire la mia natura ed essere Boccadoro. Non posso respirare quiete in eterno. Voglio i venti di Marte che spazzano la superficie del pianeta a vleocità supersonica provocando tempeste di sabbia di proporzioni colossali.
Sono un semplice GOLD FARMER cinese. Vivo con altri 4-5 confinata tra 3 semplici mura, nemmeno 4, per risparmiare. Svolgo compiti ripetitivi, vendo i miei Avatar per sopravvivere, me la passo bene, ma non vedo mai il sole. Con la nuova legge ormai, sono anche una fuortilegge. Aspetto solo l’occasione buona per potermi trasferire definitivamente in un multiverso. Sto mettendo da parte i soldi per comprarmi un salvacondotto per il paradiso. Sono certa che ci andrò in quel paradiso, sono certa che prima o poi nuoterò in un oceano liquido di carbonio e diamanti, sono certa di tutto questo perché l’inferno lo sto vivendo già ora. O forse il paradiso non esiste, esiste solo l’inferno, perché è il meno noioso tra i due. Le brave ragazze preferiscono l’inferno al paradiso, lo trovano meno noioso. Tuttavia sto rinfonrzando il mio sistema immunitario. Non si sa mai. Allontano da me anche lo spettro del tumore al seno, fumando mariuana. Non si sa mai. Vorrei avere il tempo per dipingere, per colorare il mare. Dispiace che ti portino via il tempo. In fondo in cambio di cosa poi? Di poco denaro marciscente.
Chissà perché poi il denaro è sempre marciscente. Puzza. Odora di umiliazione e invidia, cocaina e sudore. Lo sento lontano un miglio il fetore. Mi nausea. Eppure mi serve per comprarmi un computer quantico, il silicio ha poca memoria. La guerra in Congo me la ricordo io. Quegli stupidi, insignificanti pezzenti si uccidevano per due grammi di Coltan, sabbia nera radiattiva che si appiccica alle calamite come le mosche alla carta moschicida. Superato anche quello ormai. Il suo utilizzo è durato meno di un fotone. Che idioti. Si sparavano e bruciavano vivi con le armi agli ultrasuoni, a “combustione spontanea” le chiamavano, come se fosse spontaneo bruciare vivi senza poterci far nulla. Loro non si sporcavano nemmeno le mani. Erano a miglia di distanza a giocare a carte e bere birra, l’unica cosa che li bruciava era il caldo e la loro idiozia che li consumava nememno tanto lentamente. Facevano scelte avventate, ridacchiavano, colpivano a caso. La gente prendeva fuoco in diverse parti del globo senza sapere perché. E’ lontano il tempo dell’invenzione dell’orologio al quarzo. Quelli si che erano bei tempi. Me ne parlava il mio bisnonno quando ero piccola. Aveva visto molte cose lui nei suoi 170 anni di vita. erano passate molte lune ormai da quando aveva emesso il suo primo gemito su questo mondo in cui nulla è bianco o nero ma ha mille sfumature di grigio…E’ morto giovane poveretto. Speravo durasse di più, ma respirava amianto per sfida e poi sperimentava le cure con le cellule staminali per riparare i polmoni. Fumava anche il sigaro di nascosto. Facevano bene quei terroristi là a fare gli attentati col buon vecchio esplosivo al plastico, mi narrava, facevano bene eccome! Li avevano esasperati poveretti! Che tempi! Mica come ora che è tutto facile e i giovani sono viziati, obesi e stanchi. Non comunicano, sono apatici, cinici, pedofili! Nemmeno hanno idea di cosa siano le “armi ad ultrasuoni e a combustione spontanea” questi stolti! Hanno ripulito internet, non si trova più una parola a riguardo. Non ci sono più nemmeno i video che dimostrano che l’11 settembre è stato una farsa! 911 è il numero per chiamare la pubblica assistenza negli Stati Uniti: che coincidenza, l’attentato è stato pensato per il 9/11, l’undici settembre appunto, in America mettono prima il mese del giorno nella data! Pura e semplice casualità o beffa del destino! E poi quei palazzi crollati in modo così ordinato! Spettacolare!
Mi domando perché il bisnonno continui a raccontare panzane! Forse dovrei smettere di bere di nascosto acqua radiattiva! A volte credo che abbia ragione lui!!
Sferzate di pioggia radiattiva solcano incessanti il mio viso. Quanto resisterò ancora?
Tutto questo mi sta indebolendo.
Tremendamente.
Rapidamente.
Nessuna pausa. Nessun respiro, nessuna via d’uscita.
Sento spezzarsi le ossa, frantumarsi, sgretolarsi, come gesso, come creta al sole.
Non vedo via d’uscita. Solo buio. Tutto è umido, il terreno sta marciendo. Il mio cuore e il mio respiro stanno marcendo, disciolti dall’acido e dal fetore di questo stillicidio.
Adoro il suono dei violini. Adoro il sibilo del vento.
Non tento nemmeno più di ripararmi ormai, mi sto arrendendo. Non ha più senso opporre resistenza.
Aspetto la pace.
Sollevo lo sguardo un solo istante, il tempo di un tachione, un battito di ciglia più veloce della luce, sforzo infinitesimale con il poco di forza che mi è rimasta. Sulle superfici bagnate vedo il luccichio della luce riflessa dei lampioni. Che spettacolo, tutto sembra liscio e lucido.
Mi riparo sotto una lastra di silicio nell’ex fabbrica devastata di circuiti stampati. Alzo gli occhi al cielo. Un tempo era blu. Ora è verdastro e l’aria odora di miasmi chimici, acidi corrosivi irrespirabili mi bruciano le narici, anche se l’aria fresca attutisce la sensazione di nausea e confusione. Anche gli occhi mi bruciano, talvolta lacrimano, ma le lacrime si confondono con la pioggia e l’aria fresca anestetizza un po’ il fenomeno.
Posso solo aspettare, aspettare che cessi di piovere…
Ho sete. Terribilmente. La gola mi brucia, le tempie mi scoppiano. Sollevo il viso al cielo, dischiudo le labbra e lascio che la pioggia mi bagni la lingua. Asprissima, sembra di bere succo di limone. La gola è ancora più in fiamme, come se piovesse peperoncino. Ho le allucinazioni. Vedo macchie rosse danzare intorno a me, fluttuanti. Adoro i violini. Adoro il sibilo del vento. Tutto è in putrefazione.
Nascere donna è una grande responsabilità. Perché in certi posti essere donna è meno che essere neri. Se sei nera e sei una donna poi sei davvero coraggiosa. In ogni caso la tua vita non sarà noiosa. Di sicuro sarà movimentata. Soprattutto se ti metti in testa di non doverti sentire per nulla in colpa o inferiore a qualcun’altro. La schiavitù è una questione mentale. Se nasci grasso o con un orecchio solo o un dito in meno o in più e non te ne frega nulla nonostante ti dicano fin da piccolo che l’omologazione è la sopravvivenza, vuol dire che hai capito che nell’evoluzione della specie è la singolarità , la mutazione genetica favorevole all’ambiente circostante che fa sì che tu sopravviva. Allora capisci che se tu hai un tuo modo di affrontare il mondo e lo coltivi e lo sviluppi in modo singolare adattandoti all’ambiente circostante, hai più possibilità di cavartela nella vita di chi mette in pratica il modello di sopravvivenza media o progettato da altri a casaccio su di un’esperienza fittizia ed illusoria che è quella inesistente creata dalle varie pubblicità e luoghi comuni. Cioè nascere nella media, secondo gli standard non garantisce automaticamente la miglior soluzione per la sopravvivenza, anche se si può supporre come già disse qualcuno, che la virtù stia sempre nel mezzo…
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